UTOPIA (Thomas More)



Pietra miliare della storia filosofica del 1500, Utopia, resta un romanzo di grande attualità anche ai giorni nostri. Il non-luogo della felicità creato da More dal gioco di parole greche ou-topos (non-luogo) ed eu-topos (ottimo luogo), sembra quasi una satira moderna della società e dei suoi vizi. Attraverso l’abolizione della proprietà privata e la libertà di pensiero, l’isola di Utopia auspica la neutralità e l’equidistanza dello stato dalle classi sociali e pone i suoi cittadini, gli Utopiani, al centro dello Stato stesso. Per quanto perfetta l’idea di More, narrata dalla voce di Raffaele Itlodeo, ha in sé anche molteplici contraddizioni e incongruenze che probabilmente giustificano l’impossibilità della sua realizzazione. Da filosofo quale era, Thomas More ci lascia un saggio estremamente attuale perché fa riflettere sul precario equilibrio delle cose e degli aspetti di una società che è reale proprio grazie alle sue mille sfaccettature e non potrebbe esistere in forma diversa. Una sorta di analisi di coscienza collettiva mirata ad apprezzare e migliorare ciò che si ha, piuttosto che vivere nell’infinita utopia di una perfezione irrealizzabile.

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