Questo romanzo, ambientato a
Roma, è la lenta rappresentazione di una società in disfacimento: la ricca
borghesia con i suoi intrighi e le sue meschine ambizioni. La vicenda inizia
nella villa di Mariagrazia dove Leo Merumeci, suo amante da circa dieci anni,
ormai stanco di lei, cerca di sedurre la figlia Carla, che da tempo lo attira
con la sua bellezza. La giovane, ansiosa di cambiare vita e di porre fine alla
noia delle abitudini, sta per cedere, ma all'improvviso l’arrivo di Mariagrazia
interrompe il dialogo fra i due. I caratteri dei personaggi si delineano perfettamente. Leo si presenta come un affarista ladro che spera di conquistare
Carla per compensare la noia che ormai gli ispira Mariagrazia, a sua volta
corrotta e gelosa di Leo; Carla rassegnata e scettica e Michele, il fratello,
distaccato o indifferente a tutto ciò. In questo romanzo, Moravia ha colto un
aspetto profondo della vita contemporanea, l’attenuarsi e quasi il dissolversi
dei valori morali di tradizione, con la mancanza di rivolta, l’adattarsi all'esistenza così come essa si presenta. Gli indifferenti, se non è il romanzo migliore in assoluto, è certo il più significativo, quello che meglio
interpreta la crisi morale, di identità e di collocazione, di una certa
borghesia che, prima tentò col fascismo di darsi un volto, e poi, dopo la
caduta del regime, si trovò sempre più povera di senso e di validità storica.
Era la borghesia descritta da Moravia, una classe sociale di gente
caratterizzata dall'indifferenza. E per indifferenza Moravia intese quello
stato d’animo che si diffonde e penetra in coloro che stanchi o incerti, non
sanno dare alla vita seri e concreti interessi e vedono tutto scorrere davanti,
come se fosse di altri, non avesse senso e non destasse interessi e stimoli. E
poiché il mondo non riesce a suscitare passioni, contrasti e proteste, non
resta che spegnere dentro anche i propositi e i desideri, creando nuovi ideali
e nuova fede. Tale è il destino di questi indifferenti moraviani, di essere
scontenti e nello stesso tempo incapaci di ribaltamenti.GLI INDIFFERENTI (Alberto Moravia)
Questo romanzo, ambientato a
Roma, è la lenta rappresentazione di una società in disfacimento: la ricca
borghesia con i suoi intrighi e le sue meschine ambizioni. La vicenda inizia
nella villa di Mariagrazia dove Leo Merumeci, suo amante da circa dieci anni,
ormai stanco di lei, cerca di sedurre la figlia Carla, che da tempo lo attira
con la sua bellezza. La giovane, ansiosa di cambiare vita e di porre fine alla
noia delle abitudini, sta per cedere, ma all'improvviso l’arrivo di Mariagrazia
interrompe il dialogo fra i due. I caratteri dei personaggi si delineano perfettamente. Leo si presenta come un affarista ladro che spera di conquistare
Carla per compensare la noia che ormai gli ispira Mariagrazia, a sua volta
corrotta e gelosa di Leo; Carla rassegnata e scettica e Michele, il fratello,
distaccato o indifferente a tutto ciò. In questo romanzo, Moravia ha colto un
aspetto profondo della vita contemporanea, l’attenuarsi e quasi il dissolversi
dei valori morali di tradizione, con la mancanza di rivolta, l’adattarsi all'esistenza così come essa si presenta. Gli indifferenti, se non è il romanzo migliore in assoluto, è certo il più significativo, quello che meglio
interpreta la crisi morale, di identità e di collocazione, di una certa
borghesia che, prima tentò col fascismo di darsi un volto, e poi, dopo la
caduta del regime, si trovò sempre più povera di senso e di validità storica.
Era la borghesia descritta da Moravia, una classe sociale di gente
caratterizzata dall'indifferenza. E per indifferenza Moravia intese quello
stato d’animo che si diffonde e penetra in coloro che stanchi o incerti, non
sanno dare alla vita seri e concreti interessi e vedono tutto scorrere davanti,
come se fosse di altri, non avesse senso e non destasse interessi e stimoli. E
poiché il mondo non riesce a suscitare passioni, contrasti e proteste, non
resta che spegnere dentro anche i propositi e i desideri, creando nuovi ideali
e nuova fede. Tale è il destino di questi indifferenti moraviani, di essere
scontenti e nello stesso tempo incapaci di ribaltamenti.
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