Chi ama leggere romanzi che hanno fatto
la storia della letteratura inglese, non tarderà di conoscere Il fantasma di Canterville, celebre
racconto umoristico nato dal talento dell’irlandese Oscar Wild, esponente di
rilievo dell’estetismo e decadentismo inglesi nonché, scrittore, poeta e
drammaturgo di successo. La vicenda ha come sfondo l’Inghilterra vittoriana di
fine Ottocento ove un ministro americano, Hiram B. Otis, acquista un antico
castello e va a risiedervi con la sua famiglia. Il maniero è però infestato dal
fantasma di Sir Simon di Canterville, cinquecentesco proprietario, costretto a
vagare tra quelle mura per aver ucciso la moglie Lady Eleonore, fino a quando
non si avvererà una profezia: una giovane dall’animo puro dovrà piangere per la
sua anima di peccatore. Geniale e stravagante, in quel suo stile impeccabile e
raffinato che è tipico delle commedie teatrali, Wilde delinea con rapidi cenni
le caratteristiche fondamentali dei singoli personaggi, descrivendo gli eventi
e lasciando ampio spazio ai dialoghi: è attraverso le parole dei protagonisti
che si definiscono caratteri, intenzioni, dinamiche relazionali. Come nel caso
della schermaglia tra Lord Canterville e il Signor Otis, durante gli accordi di
compravendita, sull’esistenza o meno del fantasma. Tema dell’opera è la netta
opposizione tra la società aristocratica inglese, legata alle tradizioni del
passato e il pragmatismo dell’alta borghesia americana, ancorata al presente e
alle cose tangibili, concrete e proiettata verso il futuro. Due mondi che alla
fine si incontreranno grazie alla dolce Virginia, perché la dicotomia
romanticismo inglese – realismo americano altro non è che una delle molte
sfaccettature dell’eterna lotta insita nell’animo umano tra razionalità e
fantasia e, pertanto, deve trovare una composizione. Un piccolo capolavoro che
Wilde, con la sua immensa classe, è riuscito a tramandare nel tempo fino farne
un delizioso evergreen del campo letterario.Recensione di Valeria D.
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