I PROMESSI SPOSI (Alessandro Manzoni)


Oggettivamente e soggettivamente sono convinta che questo sia in assoluto il romanzo più bello della storia della letteratura italiana. E questa convinzione non è nata sotto l’influenza dei precetti scolastici, ma bensì dall'averlo riletto, un’estate di qualche anno fa, come un qualsiasi romanzo, libera da giudizi e pregiudizi. La grandezza di Manzoni sta nell'aver messo insieme i tratti distintivi di almeno tre tipologie di romanzo: storico, psicologico e noir, creando un’opera pressoché perfetta per stile e contenuto narrativo.
Già dall'incipit, con la famosissima descrizione del Lago di Como, Manzoni svela la sua perfezione nella scrittura, dove riesce a “raccontare mostrando”, mettendo così a tacere la diatriba tra raccontare e mostrare. Ed è un tratto che resta costante nell'intera opera, arricchendosi ora di dinamicità, come nella descrizione dell’assalto al grano, ora di stasi e pathos, come nell'episodio dell’Addio monti.

Manzoni è uno dei pochi che riesce a dare spessore anche a descrizioni apparentemente più statiche, puntando sul perfetto equilibrio tra gli stati d’animo dei personaggi e le ambientazioni in cui si svolge la storia. E se nel comune immaginario i protagonisti vorrebbero essere solo Renzo e Lucia, un attento lettore può invece rendersi conto di come unica protagonista sia inequivocabilmente la storia stessa del romanzo. Ogni personaggio ne diventa accessorio, ma con un compito e un obiettivo all'interno della stessa sempre ben delineato. In questo modo anche i personaggi minori, o quelli che sembrerebbero semplici comparse (Menico o la più nota madre di Cecilia) diventano protagonisti a tutti gli effetti.

Geniale e innovativo nel riuscire a far convivere vecchio e nuovo, tradizione e avanguardia.

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