Le vicende si incentrano sull'Amicizia, quella vera, nata
dalla stima reciproca che lega i tre protagonisti. Nini, Milio ed Eligio sono
tre sognatori che riescono a sopravvivere alla povertà, economica e soprattutto
di ideali, in un Friuli piegato dalle conseguenze della Seconda guerra
mondiale. E in questo sottofondo storico, descritto con il tipico realismo
pasoliniano, cinico e a tratti dimesso, che i tre giovani diventano eroi senza
nome, pronti alle più folli imprese, pur di fuggire da quella vita di ingiustizie
e privazioni. Quelli che lo stesso Pasolini chiama nel romanzo "la migliore gioventù della riva destra".
La forza che li anima è quella del rinnovamento, del credere e perseguire il
sogno “semplice” di una migliore vita sociale e lavorativa. Ed è proprio questo
concetto che torna più attuale che mai, ripensando ai tanti giovani del nostro
Paese costretti, proprio come Nini, Milio ed Eligio, a emigrare per trovare
riscatto in altre terre. È il conflitto interiore tra l‘essere straniero in un
paese straniero e non volersi arrendere alle difficoltà e alle discriminazioni,
che fa dei tre giovani i paladini della vera giustizia. E nonostante tutto, non
viene mai messo da parte il legame forte e profondo che li lega e che
rappresenta la loro unica e vera fonte di coraggio.
Il sogno di una cosa è
un romanzo che fa riflettere sul valore dei veri sentimenti, sul supporto
reciproco che vince qualsiasi invidia e diffidenza, e ritorna prepotente come
l’aspetto più autentico e primitivo dell’essere umano.
