
Cristo si è fermato a
Eboli è un romanzo di carattere squisitamente autobiografico e rappresenta
una delle più emblematiche testimonianze sulle condizioni del Mezzogiorno
d’Italia nella prima metà del Novecento. L’autore, nel ripercorrere la storia
del proprio esilio in Lucania racconta con sorprendente abilità descrittiva,
gli usi e i costumi di una civiltà diversa, a lui sino ad allora sconosciuta,
quasi non facente parte dello Stato o dallo stesso totalmente dimenticata. È
l’immagine di un mondo immobile, privo di conforto e racchiuso in un dolore
paziente e inalleviabile. Il contadino vive la realtà quotidiana in miseria,
costretto a lavorare una terra infeconda e a rincasare in abitazioni malridotte
ove la vita si spiega in condizioni igenico-sanitarie precarie, nell'amenità di
quei luoghi infestati dalla malaria. Un’umanità a sé, rassegnata, ma nel
contempo forte e inesauribile: si veda il podestà Megalone e Donna Caterina,
Sanaporcelle e il fido e inseparabile cane Barone che accompagna Levi ogni
giorno nella sua passeggiata fino al cimitero. Un’opera toccante e meditativa,
intersa di luoghi, personaggi e vicende descritti con profondo realismo e in
grado di coinvolgere il lettore in un viaggio affascinante, così lontano
dall'odierno immaginario collettivo ma di enorme valore spirituale.
Recensione di Valeria D.