Ho sempre avuto un rapporto di amore e
odio con Luca Bianchini. Non mi ha mai convinto al cento per cento, ma non ho
mai potuto fare a meno di leggere i suoi romanzi. L’ho scoperto, come molti,
con Io che amo solo te e La cena di Natale, ma, a differenza di tanti (se non
addirittura di tutti!) non sono rimasta particolarmente attratta da questo
romanzo. Il vero colpo al cuore l’ho avuto con Siamo solo amici, che, a mio
parere, resta il suo romanzo più bello. Con Dimmi che credi al destino è stata
un’altra storia ancora. Ho cercato di mettere da parte entusiasmi e pregiudizi
per non essere influenzata da inutili paragoni e provare a pensare quasi a un
“Bianchini d’esordio”. Forse complice la mia attuale condizione di espatriata,
non ho potuto non lasciarmi totalmente avvolgere dalla storia di Ornella,
personificazione di una vita in perenne riscatto, che all’improvviso si trova costretta
a fare i conti con un passato che ritorna, proprio mentre cerca disperatamente
di salvare il suo presente. Contrariamente agli altri romanzi di Bianchini, non
l’ho divorato in pochi giorni, ma mi sono voluta prendere il tempo giusto per
assaporarne ogni pagina e ogni sfumatura, perché ho capito da subito che questo
è uno di quei romanzi che ha bisogno di sedimentare ed essere metabolizzato,
prima di arrivare al lettore.
I suoi personaggi, così come le dinamiche
che li accomunano e li tengono insieme, sono un continuo crescendo, che svelano
di volta in volta, i loro vissuti personali. A volte scontati nei cliché ora
della cinquantenne sull’orlo della crisi di nervi, ora del napoletano medio,
ora dell’inglese con la fissazione per la letteratura italiana. Banali sì, ma
mai ridicoli. Perché questi personaggi propongono i difetti e le insicurezze
del mondo con una sensibilità e una grazia che non può non suscitare l’affetto del
lettore. Forse questo nuovo libro di Bianchini manca di leggerezza, ma è una
diretta conseguenza dello spessore morale delle tematiche affrontante, che ci
lasciano qualche sorriso in meno, ma tanti spunti di riflessione, attraverso un
romanzo che, partendo da una storia vera, va a toccare tutte le corde che
tengono in equilibrio le emozioni umane.
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