“Ѐ
un libro che parla di segreti”, così me lo riassunse lo stesso Bianchini
quando lo acquistai circa un mesetto fa. Dopo averlo letto posso dire che
forse, più che di segreti, è un libro che parla di coincidenze. Coincidenze che
stravolgono vite, perché le uniscono, le fanno trovare, ritrovare e poi le
dividono per sempre. Attraverso i suoi protagonisti, Luca Bianchini ci mostra
tanti pezzetti di mondo che ci raccontano, quasi sottovoce, il senso
dell’esistenza partendo dalle cose più banali, che spesso dimentichiamo o consideriamo
scontate. Tra i romanzi dell’autore che ho letto finora, Siamo solo amici è quello che preferisco per il suo acume nel far
convivere, mantenendole ognuna al proprio posto, personalità così diverse e
lontane. Tutto sullo sfondo di una Venezia a tratti sbiadita, quasi a voler
sottolineare il contrasto dei suoi personaggi costretti a lottare in primo
luogo con la brutta copia di se stessi. Rafael, Frida, Tamara, Elena,
nascondono tutti nel cuore un segreto che li renderà schiavi di una vita che
non hanno scelto e vittime di una scelta che non hanno mai fatto. E tra di
loro l’occhio e la voce di questo eterno dualismo, quello che, diventando a
volte Giacomo, a volte Jack, rimane comunque se stesso e si libera dei suoi
segreti affidandoli alle pagine di un diario. E poi c’è Salvo, che pur non
essendoci, sa essere presente quanto e più degli altri.
Non importa chi sia il reale
protagonista, perché ciascuno dei personaggi ha qualcosa da dire, ha un suo sogno
da inseguire, e nel caos delle mille coincidenze troverà il pezzo mancante che
tiene in funzione l’ingranaggio della propria vita.
Un romanzo che non limita il lettore a
leggerlo, ma gli permette di “guardare dentro” e prendersi la libertà di
trovare ognuno la propria storia.

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