
Aurora
Venturini è una scrittrice argentina molto nota nella narrativa sudamericana e
ancora poco conosciuta in Italia, in quanto L’anima
è un lenzuolo bianco è, al momento, il suo unico romanzo tradotto nella
nostra lingua. Lei stessa ha raccontato di averlo scritto alla veneranda età di
85 anni, vincendo un concorso letterario a cui aveva iscritto il romanzo, senza
però specificare né il suo nome né la sua età, facendo credere alla giuria di
trovarsi difronte al romanzo di una giovane esordiente. Leggendo il romanzo
colpisce infatti quasi subito la scelta di una tematica delicata ed
estremamente attuale, raccontata con uno stile particolarissimo e che, a una
riflessione più attenta, fa capire quanta esperienza narrativa si cela dietro
la sua autrice. Il disagio sociale è innanzitutto disagio personale di chi
deve, quotidianamente, fare i conti con la propria disabilità e fatica ad
accettarla. E la Venturini riesce a raccontarlo senza far mai perdere umanità
ai suoi personaggi e soprattutto senza mai urtare la sensibilità dei suoi
lettori, in una storia sempre al limite, ricca di malesseri, lutti e violenze.
E il condensato di poche pagine è giustificato proprio dello spessore delle
tematiche affrontate, che coinvolge facendo riflettere, ma non lascia mai il
malumore. E la geniale intuizione di capovolgere il mondo della anormalità a
normalità quotidiana, rende il romanzo di estrema originalità. Perché a fare i
conti con la disabilità, sia mentale sia fisica, non è il singolo, ma un’intera
famiglia, e l’eccezione alla regola non è uscire dalla disabilità, ma trovare
una propria collocazione nel mondo dei “normali” partendo dal buono che quella
stessa disabilità ha regalato.
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