I Malavoglia sono il tipico esempio di cosa significhi per un essere umano lottare per la sopravvivenza allorquando le condizioni economiche divengono precarie.
Una lotta, i cui esiti assumono i caratteri più diversi a seconda del temperamento dei personaggi coinvolti. Da un lato, essa può condurre su una strada di totale perdizione connotata dal dolore e dalle tribolazioni di chi non accetta i travagli della vita ritrovandosi così spiazzato dagli stessi (è il caso di ‘Ntoni e di Lia che abbandonando volontariamente la “casa del nespolo” finiscono su una strada di perdizione tra galera e prostituzione); d’alto lato, la lotta per la vita può far rifulgere la speranza di un’esistenza migliore con concrete possibilità di attuazione in chi il presente, sebbene angusto, lo affronta con spirito di accettazione adattandosi alla propria condizione nel tentativo di ricostruire quanto perduto (si veda Alessi e Mena che non discostandosi dal modello di vita consueto riusciranno così a salvarsi e a ricostruire una vita serena, lontana dagli stenti del passato).
In questo turbinio di problematiche esistenziali, in cui si intrecciano e si susseguono incessantemente sciagure quali malattia, povertà, galera, prostituzione e morte, l’autore riesce nel suo intento di far cogliere l’essenza di ogni singolo personaggio. Gli affetti familiari, l’ansia per un benessere che non c’è e che si vorrebbe in ogni modo conquistare, sono queste le tematiche salienti su cui si spiega la vicenda dei Toscano. L’opera può dirsi quindi di straordinaria attualità, come grande e intramontabile è lo stile verghiano.
Recensione di Valeria D.
Recensione di Valeria D.