La coscienza di Zeno, altro non è che un
memoriale, o una confessione autobiografica del protagonista dell’opera. Zeno Cosini
non sa rinunciare al vizio del fumo, da lui considerato come una grave malattia
che lo porterà alla rovina. Mentre tenta di scrollarsi di dosso il gioco del
vizio, escogita una serie di espedienti per procurarsi le sigarette, dalle
quali non può assolutamente staccarsi. Il suo psicanalista lo induce a scrivere
un’autobiografia pensando in tal modo di guarirlo, e Zeno, ripercorrendo le
tappe del suo vizio, ricostruisce vicende e personaggi della sua stessa
esistenza, che risulta essere la storia di molti fallimenti resi vantaggiosi
per lui dal capriccio della sorte. Nel ragazzo che vuol fumare e ruba i sigari
al padre c’è il tentativo di competere con lui, sottraendogli il potere di cui
gode; ma c’è anche il senso delle sconfitte scolastiche, l’avvertimento della
sua inferiorità davanti ai compagni, che vuole dissimularsi dietro l’apparente
superiorità di essere fumatore. Il tentativo fallisce soprattutto perché la sua
malattia è nella volontà che non sa volere fino in fondo, che si chiude nel
compiacimento dell’impotenza e della debolezza, vaga alla ricerca di punti
fissi e percorre tutta l’esistenza fin dall’infanzia o dalla preadolescenza e
segna tutta la vita di resti di battaglie iniziate e perdute. Un’opera di
grande valore letterario oltre che di estrema attualità, in cui l’autore
propone il dramma di ciascun individuo sul sottile confine che separa la
malattia dalla salute, due aspetti che assumono significati mutevoli lungo
tutto il percorso del romanzo.Recensione di Valeria D.