Ambientato nella Francia del XIX secolo, si inserisce in
quel filone di romanzi noti come Comedie
Humaine. Attraverso i suoi tre protagonisti, Balzac vuole mettere in luce
gli eccessi e i vizi di chi, inseguendo i costumi della borghesia francese, ne
diviene alla fine vittima. Il buono, il cattivo e il sognatore, sono gli
stereotipi umani che trovano personificazione in Goriot, Vautrin e Restignac.
Il primo incarna il simbolo dell’amore filiale, tanto forte e sentito, da
divenire patologico. Papà Goriot è pronto a tutto pur di assecondare le figlie
Delphine e Anastasie, che non mostrano nessuno scrupolo nel vedere il padre
costretto ad alloggiare nella stanza di una pensione e a privarsi dei beni di
prima necessità, vivendo di stenti. D’altro canto Vautrin, criminale incallito
e simbolo negativo della società borghese. I delitti e i crimini diventano per
lui il mezzo più congeniale per raggiungere i propri scopi. È nel mezzo di
questi due estremi che si colloca Eugène de Restignac, studente di
giurisprudenza dalle belle speranze, che viene risucchiato nel vortice della corruzione
borghese. Ma è proprio dalla grande lezione di vita mostrata da Goriot, che
riuscirà a trovare la forza per non soccombere e piegarsi ai ricatti, provando
a costruirsi un futuro che possa riscattarlo dagli errori commessi.
Un romanzo ricco di tanti spunti di riflessione e costellato
di riferimenti estremamente attuali.
